domenica 31 maggio 2009

venerdì 29 maggio 2009

Due domande ai candidati rettore: resoconto dell’incontro con il Prof. Alberto Del Bimbo, professore ordinario

Il Prof. Alberto Del Bimbo prende le mosse da una lunga riflessione sul problema della dispersione amministrativa in Ateneo, presentando le linee guida di una riorganizzazione finalizzata al miglioramento della qualità, in vista di un buon posizionamento nazionale riguardo alle quote di finanziamento assegnate in modalità premiale. Sul problema del reclutamento in generale, l'opinione di Del Bimbo è che non può essere garantito che il futuro dei ricercatori precari sia necessariamente nello stesso ateneo. Tuttavia ciò che ha la massima importanza è che vi sia la massima chiarezza nel rapporto con università, che non deve essere un rapporto con un singolo docente ma con una struttura; e che quindi comporta necessariamente un’accurata pianificazione del reclutamento da parte dei dipartimenti. A questo proposito Del Bimbo ritiene che si potrebbe introdurre un sistema di incentivi ai dipartimenti in base alla carriera che permettono di sviluppare ai loro membri. Nell’immediato (e con riferimento alle priorità per i prossimi anni), Del Bimbo si affida a considerazioni generali relative ai pensionamenti dei prossimi anni, che non lasciano intuire nessuna possibilità di una seria campagna di reclutamento prima del 2011. Fanno eccezione alcuni casi particolarmente urgenti, che tuttavia Del Bimbo non individua tra i giovani ricercatori precari, ma piuttosto in altre tre categorie: a) i tecnici amministrativi precari vincitori di concorso; b) gli idonei a passaggio di fascia, con idoneità in scadenza; c) l’eventuale copertura di carenze di servizio sanitario, dovuta a pensionamenti nella Facoltà di Medicina. Riguardo alla didattica (con riferimento al ruolo dei docenti precari), l'opinione del candidato è che essa sia anzitutto sovradimensionata. Deve essere ridotta (anche se non necessariamente in modo sostanziale), soprattutto in relazione alla proliferazione di corsi di laurea, nonché al fatto che il suo sviluppo ha avuto poca attenzione alle necessità degli studenti e ai bisogni della società. Il reclutamento di docenti non strutturati dovrebbe essere assegnato in modalità prevalente agli assegnisti di ricerca, che dispongono di competenze verificate all'interno di un gruppo di lavoro. Si dovrebbe in ogni caso trattare di una didattica esclusivamente complementare, corrispondente tipicamente a un corso in una laurea specialistica; ciò che invece deve essere un obbligo sarebbe l'attività di tutorship, cruciale date le competenze degli assegnisti. In ogni caso sono da rifiutare esperienze azzardate di reclutamento come molte recenti, caratterizzate da scarsa qualità. Il meccanismo chiave dovrebbe essere il vincolo della disponibilità di risorse alla qualità: riguardo alla didattica potrebbero essere utilizzati anche parametri specifici di valutazione della qualità. Un ultimo punto da menzionare è la partecipazione dei docenti a contratto alle decisioni relative alla didattica. Del Bimbo ritiene che si tratti di membri a tutti gli effetti, che devono disporre anche di diritto di voto; riguardo a questo punto si potrebbe prendere in esame un cambio di statuto di Ateneo. Per il candidato è inoltre inaccettabile la possibilità che vengano svolti corsi gratuiti, anche perché in molti casi si presuppone che corrispondano ad altri tipi di scambi non trasparenti. Dovranno essere introdotti dei minimi, rapportati a un determinato valore orario in relazione all'attività svolta. Il candidato sottolinea inoltre come abbia inserito nel suo programma, ancora prima dell'incontro, la presenza di rappresentanti di non strutturati all'interno del senato accademico, così come nei dipartimenti e nei consigli di facoltà.

(incontro tenutosi mercoledì 6 Maggio presso la Facoltà di Ingegneria)

Due domande ai candidati rettore: resoconto dell’incontro con il Prof. Guido Chelazzi, Prorettore alla ricerca scientifica

Il Prof. Chelazzi è molto stupito dallo scenario presentato dalla nostra rappresentanza relativamente alla situazione delle docenze a contratto, e sottolinea la necessità di rivedere il contratto in alcune sue parti nella direzione di una maggiore tutela e rispetto. Non condivide l’uso massiccio della docenza a contratto e sottolinea la necessità di una sua diminuzione e di una sua rivisitazione. Lui considera la docenza a contratto strettamente legata all’attività di ricerca e quindi esclude di usufruire di questo strumento come mezzo per tenere in piedi corsi di laurea dove non ci sono sufficienti risorse per la didattica. In quel caso dovrà essere ristretta l’offerta formativa, anche mediante la soppressione di corsi di laurea. La docenza a contratto deve nascere dalla necessità di affidare a qualcuno (ricercatore precario con specifiche professionalità) un corso legato alle sue attività di ricerca. Considera inammissibile che i corsi siano gratuiti o sottopagati, la docenza a contratto deve rientrare in una precisa programmazione delle risorse economiche e non deve essere merce di scambio. Si mostra favorevole a una rappresentanza per i docenti e ricercatori precari, nonché favorevole a un futuro regolare tavolo di consultazione. Riguardo alle politiche per il reclutamento, Chelazzi sottolinea la necessità di un cambio di rotta nell’assegnazione dei futuri posti. Ritiene necessaria una programmazione logica di come assegnare le poche risorse a disposizione nei prossimi anni, nell’ipotesi di un’uscita dal blocco dovuto alla condizione di ateneo “non virtuoso”. A questo proposito prefigura una scenario di scarse possibilità di reclutamento: poche decine di unità nel corso di un periodo di vari anni. Osserva che tuttavia queste poche risorse devono arrivare nei settori dove servono e anche tenendo conto di punti di merito, dopo un’accurata programmazione. La programmazione deve essere limpida e tutti ne devono poter venire a conoscenza, assicurando quindi la massima trasparenza nella programmazione delle carriere dei giovani precari. Tuttavia osserva anche come sia impossibile destinare tutte le risorse soltanto al reclutamento di nuovi ricercatori. Il prof. Chelazzi infine ritiene necessaria una rivisitazione dei contratti di ricerca precari, in vista dell’adozione di una forma unica di contratto. Prevede inoltre lo sblocco del minimo fisso per l’assegno di ricerca, che dovrà poi prevedere scatti di stipendio per anzianità e merito.

(incontro tenutosi martedì 12 Maggio presso il Rettorato a Piazza San Marco)

Due domande ai candidati rettore: resoconto dell’incontro con il Prof. Sandro Rogari, Prorettore alla didattica

Il Prof. Sandro Rogari afferma di essersi sempre battuto per una giusta retribuzione delle docenze a contratto; garantisce che nel caso di una sua elezione e nell’ambito delle disponibilità di bilancio si attiverà per proseguire su tale linea. E’ favorevole ad una rappresentanza dei docenti precari limitatamente ai consigli di corso di laurea e di dipartimento, e all’estensione ai precari di tutti i diritti e le agevolazioni esistenti per i docenti strutturati. Sostiene tuttavia che le docenze esterne vadano progressivamente diminuite, in maniera da poter dare maggiori tutele a chi rimarrà ed in tal modo innalzare la qualità della didattica. Per quanto riguarda l’aspetto del reclutamento, dopo aver fornito un quadro non incoraggiante della situazione dell’ateneo, afferma che la priorità per il reclutamento dovrà decisamente essere data ai giovani ricercatori. A questo proposito, oltre alle normali procedure, propone eventualmente l’assunzione di ricercatori a tempo determinato per periodi di sei anni (3+3), in prospettiva di una vera e propria successiva immissione in ruolo.

(incontro tenutosi martedì 12 Maggio presso il Rettorato a Piazza San Marco)

martedì 26 maggio 2009

Due domande ai candidati rettore: risposta del Prof. Alberto Tesi

Come ho già avuto occasione di dire il problema del precariato della docenza, che negli ultimi anni  ha assunto proporzioni enormi specialmente in alcune aree, trae la sua origine dalla riforma degli ordinamenti degli studi universitari secondo il DM/509 che ha portato ad un'offerta formativa fortemente sovra-dimensionata rispetto alla disponibilità di docenza strutturata dell'Ateneo. Fino ad allora, l'utilizzo di professori a contratto, ad eccezione di alcuni casi speciali, era stato limitato ad attività di tipo integrativo a sostegno di insegnamenti curriculari, svolta spesso anche da studiosi illustri provenienti da altri paesi. 

Sono convinto che,  differentemente dal passato, l'offerta formativa dell'Ateneo  debba essere progettata in modo commisurato alla disponibilità di docenza strutturata. Fra l'altro questa va valutata con riferimento ad un orizzonte temporale almeno triennale, tenendo conto dei vigenti requisiti ministeriali di qualità e richiedendo un carico didattico congruo al personale docente strutturato che tenga conto dei diversi ruoli. Questo porterà una ulteriore riduzione dell'offerta formativa attuale e  un utilizzo della docenza esterna, anche  attraverso contratti di tipo pluriennale per assicurare stabilità dei percorsi formativi, limitato a specifiche situazioni e tipologie di docenza (copertura in insegnamenti curriculari vacanti, attività didattica integrativa, obbligo di docenza esterna in alcuni settori,  ...).

A tali docenti, che devono comunque avere un'alta qualificazione dal punto di vista universitario, dovranno essere garantiti, per la durata del contratto, servizi analoghi a quelli dei docenti strutturati, compresa la disponibilità di un posto ufficio per poter espletare al meglio l'attività di ricevimento studenti. Ritengo che tali contratti devono essere retribuiti, tenendo conto delle diverse  tipologie di docenza e compatibilmente con la disponibilità di risorse. Per quanto riguarda la rappresentanza, lo statuto attuale prevede la partecipazione dei titolari di contratto di insegnamento alle sedute dei consigli di corso di laurea. Penso tuttavia che il problema della rappresentanza  vada rivisto in un quadro complessivo che tenga conto anche dei precari della ricerca. Infine, in merito al reclutamento occorre sviluppare una analisi accurata della situazione complessiva del precariato in Ateneo, i cui risultati dovranno essere tenuti in conto al fine di arrivare ad una seria programmazione delle risorse di personale docente su un lungo periodo, che permetta di metter a punto qualche meccanismo di raccordo e di riequilibrio fra le diverse aree.

Codiali saluti,

Alberto Tesi

mercoledì 20 maggio 2009

Due domande ai candidati rettore: risposta del Prof. Paolo Caretti

Prima di rispondere alle due specifiche domande, è necessaria una breve premessa. Il problema del precariato nel campo della docenza ha assunto proporzioni quantitative abnormi per due ragioni concomitanti. La prima è rappresentata da un'espansione dell'offerta formativa che non ha tenuto conto della effettiva capacità del personale docente strutturato di farsene direttamente carico. La seconda è rappresentata da un quadro normartivo incerto circa il numero di ore minimo che ciascun docente strutturato è tenuto a fare e dall'assenza di un serio meccanismo di controllo sull'adempimento degli obblighi didattici. La conseguenza di tutto ciò è stata la trsformazione dei contratti di docenza da strumenti eccezionali e integrativi dell'insegnamento nelle varie materie in strumenti ordinari e sostitutivi della doicenza che dovrebbe spettare al personale strutturato.
La prima linea da seguire mi pare dunque quella di riportare ad un livello fisiologico il precariato della docenza, mediante una ulteriore riduzione dell'offerta formativa e un più intenso e razionale impiego del personale docente strutturato. In secondo luogo è necesario limitare la docenza precaria solo ad esperti esterni di chiara fama o a personale non strutturato, ma che abbia alle spalle un qualche rapporto con l'Università (conseguimento di un dottorato e/o titolarità di un assegno di ricerca).
A tali soggetti  deve essere riconosciuta la possibilità di fruire, temporaneamente, di tutti i servizi predisposti per i docenti strutturati. Quanto al problema della rappresentanza, non vedo la possibilità di una rappresentanza stabile nei vari organi, tenuto conto della natura in ogni caso temporanea dei contratti di docenza (indipendentemente dalla loro durata); semmai si può pensare ad una loro convocazione alle riunioni dei consigli di facoltà in occasione della discussione del manifesto dell'offerta formativa. Quanto alla retribuzione, ritengo, che compatibilmente con la disponibilità di risorse i contratti di insegnameto debbano essere retribuiti come avveniva in passato. Quanto infine al reclutamento esso deve essere parte della programmazione generale del personale docente e seguirne i criteri. 
A presto,
Paolo Caretti